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Bonefish alle Bahamas: Il Primo Viaggio Saltwater di 54 Dean Street

Un racconto completo di sei giorni di pesca, dalle scelte dell’attrezzatura alle emozioni delle catture sulle flats di Grand Bahama.

Siamo appena tornati dal primo viaggio organizzato da 54 Dean Street alle Bahamas in cerca di Bonefish. Ancora con un po’ di sale addosso e con un pizzico di nostalgia ricordiamo questi sei giorni di pesca, accompagnati da guide professioniste, con alloggio in villa privata.

Il nostro gruppo di 5 amici era composto da 3 pescatori esperti di pesca in Saltwater e due neofiti. Non abbiamo lasciato nulla al caso e anche il volo è stato scelto con cura, dando la preferenza per la nostra partenza del 6 Maggio alla compagnia di bandiera britannica, la British Airways.



Volo da Linate con destinazione Londra dove ci attendeva la coincidenza per Nassau, capitale delle Bahamas. Poi con un ultimo volo da Nassau con Bahamas Air siamo finalmente atterrati a Freeport, Gran Bahamas, nostra destinazione finale.

Bahamas Airport

Dopo il disbrigo delle pratiche aereoportuali e il ritiro dei bagagli abbiamo raggiunto la nostra villa a Freeport con due comode auto noleggiate in anticipo dall’Italia. Dopo un paio di birre e una buona cena abbiamo cercato di dormire e recuperare il jet-lag per prepararci all’avventura che ci attendeva per i seguenti 6 giorni di pesca.

Bahamas Sunset

La pesca in mare richiede una certa dose di attenzione per quanto riguarda le attrezzature, perché l’ambiente, il sale e la potenza dei pesci, le metteranno a dura prova. Ogni scelta sbagliata, dalla canna al capo di abbigliamento, può trasformarsi in una fonte di frustrazione. Di base tutti siamo partiti con almeno due canne per poter affrontare sia i Bonefish che eventuali prede di maggiore grandezza nel caso ve ne fosse stata l’opportunità.


La maggior parte di noi ha privilegiato le canne Guideline Coastal 9' #8Guideline Coastal 9' #10, la prima specifica per i Bonefish e la seconda pronta per i Permit o Tarpon, oppure le Guideline NT11 9' #8Guideline NT11 9' #9.

Fly Fishing Rods

Altri nel gruppo si sono affidati con soddisfazione alle Loomis & Franklin NX8 , ottime canne leggermente più economiche delle Guideline ma ugualmente performanti. I modelli, anche in questo caso, erano la 9’ #8 e la 9’ #10.

I pescatori di mare esperti danno spesso più importanza ai mulinelli che alle stesse canne e anche qui la nostra scelta è stata all’insegna dell’affidabilità. Per l’occasione abbiamo testato con successo i nuovissimi mulinelli Guideline Aura, appena presentati per la stagione 2026. In particolare il modello 7/8 e il 9/10 che, oltre ad avere colorazioni molto accattivanti (noi abbiamo preferito il colore Blue) hanno anche frizioni completamente “sealed” che impediscono l’entrata di acqua o sale e una Large Arbor perfetta per questo tipo di pesca. Sulle velocissime trazioni dei Bonefish non hanno sbagliato un colpo. Chi nel gruppo usava le canne LMF ha scelto di abbinarle a mulinelli LMF SW 7/9 and 9/10.

Old Mariner Reels

Le canne più pesanti e pronte a eventuali predatori maggiori come Permit e Tarpon sono state abbinate agli spettacolari mulinelli Old Mariner, che 54 Dean Street propone in esclusiva per il mercato Europeo. Vere macchine da Saltwater con caratteristiche uniche, come la costruzione in blocco che annulla le vibrazioni, l’anodizzazione di grado militare 3 e la frizione completamente sigillata. I modelli che abbiamo portato erano il 10 e il 12.

Fly Fishing Rod Bahamas

Per le code ci siamo affidati a Cortland che con la sua selezione di modelli da mare copre tutte le possibili situazioni, dalle acque fredde ai mari tropicali, dalle trote di mare ai grandi predatori come GT, Permit e Tarpon, fino ai Sailfish e Tonni. Le code Bonefish WF8, Tropic All Purpose WF9, e Tarpon WF10 sono stati i modelli che abbiamo usato in questo viaggio.

Un occhio di riguardo merita anche l’abbigliamento e gli accessori usati durante il viaggio. Oggigiorno il mercato propone parecchie soluzioni per l’abbigliamento tecnico con protezione solare, che è una condizione imprescindibile per proteggere ogni parte del corpo dai raggi UV. Pescando continuamente immersi in acqua o dalla barca si è costantemente sottoposti a forte irradiazione solare, che come sappiamo, oltre certi limiti, bene non è proprio salutare per la nostra pelle.

Fly Fisherman Bahamas

Durante le nostre giornate di pesca abbiamo usato sia i leggins Backcountry Skinz che i nuovi Patagonia Sandy Cay per le gambe. Maglie tassativamente con cappuccio di Backcountry Skinz, Salty Crew, e Patagonia, bandane e guanti protettivi sempre di Backcountry Skinz e di Patagonia. Tecnicamente molto validi i guanti di Backcountry Skinz grazie al fatto che le dita sono sufficientemente lunghe per proteggerci dalla continua frizione della coda durante lo stripping.


Un altro accessorio sul quale non si deve risparmiare è l’occhiale polarizzato. Non abbiamo certo sbagliato ad affidarci ai Costa Del Mar, prodotto di altissima qualità con lenti in cristallo e colori e specchiature adatti al saltwater, e ad Out Of, con lenti in policarbonato e per una soluzione più leggera e allo stesso tempo più economica.


Gli artificiali usati sono stati quasi tutti di Fulling Millgli immancabili gamberi in vari modelli e misure per i bonefish e granchietti pronti nel caso si presentasse l’occasione con qualche Permit.


Le Guide, con cui avevamo già preso accordi sei mesi prima, ci attendevano nella parte sud di Gran Bahamas, dove tutte le mattine prendevamo un caffè prima di iniziare le giornate di pesca a caccia di Bonefish.


Il termine caccia rende molto bene l’dea del tipo di pesca fatta, cercando continuamente, sia dalla barca, che in wet wading, le school di bonefish. L’aspetto veramente elettrizzante era riuscire a individuare i Bonefish, cosa non semplice fra l’altro, perché dovevamo mantenerci lontani per non spaventarli.


Le tecniche per vederli sono essenzialmente tre, dall’ombra che proiettavano quando erano sott’acqua (operazione complicata anche dalle diverse condizioni di luce) dalle scie e dalle ondine contrarie che formavano muovendosi contro corrente nelle flat e, infine, quando si mostravano in Tailing, sicuramente la tecnica più emozionante di tutte per la spettacolarità delle loro pinne.


Una volta individuati incominciava l’avvicinamento fino ad una distanza di lancio praticabile tecnicamente, cercando di percepire i loro spostamenti, senza spaventarli con la coda in volteggio e con pose il più possibili delicate per non sbattere l’artificiale in acqua, altrimenti il gioco finiva subito.


Per presentare nel modo giusto l’artificiale bisognava tener conto della direzione in cui si stavano spostando e lanciare circa un metro più lontano, poi iniziava il recupero, a volte a piccoli strappi, altre lento, altre con piccole pause. Se tutto era fatto correttamente arrivava la mangiata seguita dallo strike, e poi canna parallela alla superficie, tutta la coda fuori e a seguire il backing, senza poter fare niente, completamente in balia della sua fuga.


Finita la prima run, iniziava il recupero, poi la seconda fuga, sempre a velocità incredibile ma più breve, poi un nuovo recupero che spesso si concludeva con la cattura del bonefish ormai stanco, mentre a volte i più grossi avevano ancora energie per ripartire, mettendo a dura prova il braccio. Per concludere foto di rito e infine il rilascio. 



Il Bonefih ha una forza ed una velocità incredibile regalando un divertimento impareggiabile. Talvolta, il bonefish in canna, veniva inseguito da squali molto grossi (anche oltre i due metri) cosi da costringere il pesce ad ulteriori fughe divertenti per noi, sicuramente meno per lui, purtroppo è capitato anche che vincesse lo squalo, che in un solo boccone tranciava il povero bonefish.


Sicuramente la pesca a piedi sulle flat è quella più spettacolare, sei solo mentre cammini su acqua bassa dai colori meravigliosi, incontrando bellissime stelle marine rosso fuoco, razze, tartarughe e molteplici specie di pesci; i nostri occhi non sapevano davvero cosa guardare, perchè l’obbiettivo erano si i bonefish, ma la natura e i paesaggi delle Bahamas in ogni istante catturavano i nostri sguardi. Poi si manifestano i Bonefish con le loro code fuori dall’acqua, intenti a mangiare, ti avvicini a loro, non meno di venti metri, allunghi la coda, un paio di falsi lanci e poi posi, il resto...immaginatelo voi.


I bonefish, che pesci incredibili, con una potenza quasi innaturale rispetto alla loro dimensione. Quando si ha la fortuna di incontrarli in tailing sembra quasi di pescarli a secca.


Nei sei giorni di pesca non sono mancate le catture, per tutti i partecipanti, anche di ottime dimensioni, riservandoci sorprese, incontri e panorami mozzafiato.


Rientrati dalle giornate di pesca, mangiavamo del buon pesce, compreso delle ottime aragoste.

I sei giorni di permanenza sono volati in un battibaleno, godendo di ogni singolo momento, dentro e fuori dall’acqua, sia con qualche bel bonefish in canna o anche solo condividendo le esperienze con gli altri amici del gruppo.


Come ogni cosa bella, anche questa esperienza è dovuta giungere al termine e il 13 Maggio a metà mattina è iniziato il lungo viaggio di rientro, con la certezza di replicare l’anno prossimo.

Marco Terzani.